In questi ultimi tempi, sempre più spesso, mi rimbomba la famosa frase pronunciata dal tragico Fantozzi esasperato dall'ennesima rappresentazione del famoso film di Eisenstein; soprattutto echeggia nelle mie orecchie il lungo, fragoroso, liberatorio applauso lanciato dai suoi compagni di lavoro al coraggioso collega che aveva avuto l’audacia di ribellarsi al conformismo e alla “Istituzione”, vista nella sua rappresentazione di valori negativi ed arbitrari.
Ebbene questo è l’urlo che vorrei sentire, e che comunque lancio io, nei confronti della tragica situazione di Piazza Castello a Sassari; un urlo da me troppe volte sentito sussurrare sommessamente per paura del politically correct, alcune volte anche timidamente accennato sui media sassaresi da autorevoli persone che hanno provato a utilizzare il cervello.
Nel silenzio più assordante.
Trincerandosi dietro il “ritrovamento storico archeologico” le scoperte “di enorme rilevanza”, comune e sovrintendenza, con palleggiamenti infiniti, hanno bloccato una città e continuano a bloccarla da oltre 14 mesi.
In tutto questo tempo abbiamo visto utilizzare la piazza per :
deposito ruspe e materiali per tutti i rifacimenti delle altre vie del centro storico;
deposito materiale di risulta per tutti i lavori;
parcheggio di macchine dei lavoranti
(ho contato fino a 10 autoveicoli, alla faccia della sicurezza e rilevanza del sito storico-archeologico).
In compenso sono stati levati:
ulteriori 20 parcheggi per i residenti del centro storico,
la luce elettrica ,rendendo quello che era il centro di Sassari un letamaio buio e puzzolente (personalmente ho assistito ad alcune persone che orinavano intorno alle 22,30 di notte)
Il collegamento fra le due parti della città tranciando il cordone via Politeama - via Brigata Sassari- viale Italia, aumentando enormemente il flusso di veicoli sull’asse viale Trento -via Bellini - via Manno e rendendo, se possibile, ancora più caotico il traffico.
I collegamenti pubblici urbani all’interno del centro storico.
L’unica cosa che invece non ho visto, né sentito, è stato un dibattito serio sulla utilità, o meglio sulla importanza dei ritrovamenti effettuati in comparazione con le molteplici e contrapposte esigenze da valutare.
Questo è un dibattito che non contrappone destra o sinistra, rozzi imprenditori con interessi di parte a sublimi ideologi del bello, urbanisti contro architetti. E’ innanzi tutto un dibattito sul buon senso (virtù sempre più rara ai nostri tempi). Per coloro che sono interessati, rimando agli articoli apparsi sul “corriere della sera” l’8 agosto, il 21 agosto,il 22 agosto e ancora il 3 novembre del 2008.
Più sinteticamente mi permetto di citare quanto detto nell’intervista dal sindaco di Venezia Cacciari (abbiamo dubbi sul valore storico e architettonico della città??) :“Basta con l’accanimento terapeutico di certe sopraintendenze. La formula è usare la materia grigia; se si trova la venere di Milo, è ovvio fermarsi, ma se ci imbattiamo in un muretto del 700…diciamolo, per favore, si può buttare giù”.
Ma esiste una soluzione al problema? Citerò ancora una volta parole non mie, ma di Roberto Cecchi (direttore generale del ministero dei beni culturali e commissario straordinario per i lavori delle metropolitane di Roma e Napoli) apparse sul Corriere:
“E’ vero, talvolta emergono visioni estremizzanti, ma nei comitati tecnico-scientifici molte contrapposizioni si sciolgono. L’importante è affrontare in tempo reale emergenze e criticità senza rimandare le decisione alle calende greche. ”
In conclusione perdonatemi, ma “La gestione dei lavori di piazza Castello è….una cagata mostruosa” ( almeno mi sento meglio con me stesso).
Mario Bonino
